Ultima modifica: 30 Novembre 2015
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Lettera aperta dei docenti della scuola secondaria di primo grado dell’I. C. di Albavilla

È difficile raccontare quello che sta succedendo nella scuola in questi giorni.

È difficile anche per noi che con le parole abbiamo una certa consuetudine e che nella scuola viviamo da diversi anni.

Ma abbiamo deciso di farlo mettendo per un momento da parte la rabbia, il senso di impotenza e di ingiustizia e la tristezza che ci stanno travolgendo.

Abbiamo iniziato il primo settembre un nuovo anno scolastico con energie rinnovate e aspettative che qualcosa potesse cambiare dopo tante promesse e rassicurazioni.

Abbiamo aperto le porte ai nostri alunni vecchi e nuovi, ciascuno e ciascuna con le proprie caratteristiche diverse di persone prima ancora che di alunni e alunne.

Abbiamo cercato con loro di intrecciare relazioni di rispetto, fiducia e scambio reciproco.

Abbiamo anche accolto nel nostro gruppo di lavoro di docenti di ruolo diversi nuovi colleghi precari, che hanno accettato per lo più una sfida veramente coraggiosa, quella di lavorare al nostro fianco per sostenere gli alunni più fragili.

Con loro abbiamo parlato a lungo, abbiamo raccontato le storie, i punti di forza e le debolezze dei nostri alunni “speciali”, abbiamo steso programmazioni, compilato PDP e PEI, siamo entrati in aula coltivando giorno dopo giorno complicità e condivisione.

Oggi, dopo quasi tre mesi di lavoro insieme, li abbiamo dovuti salutare e abbiamo dovuto trovare le parole adatte per spiegare agli alunni che quell’equilibrio così delicato e prezioso che avevamo pazientemente costruito è stato spazzato via da un meccanismo astruso e assurdo di rinnovo incrociato di graduatorie.

Oggi li abbiamo dovuti incoraggiare quando, di fronte alle chiamate di altre scuole, hanno dovuto scegliere in tempi brevissimi un nuovo posto di lavoro in una specie di roulette impazzita.

Noi non ci stiamo! La scuola che vogliamo non è questa!

Vogliamo che tutti sappiano, a partire dai genitori dei nostri alunni, che in questo modo le nostre professionalità risultano gravemente lese, che le nostre condizioni di lavoro non sono serene e che ci viene impedito di compiere scelte educative e didattiche nel modo migliore che conosciamo e cioè mettendo sempre le persone al centro delle nostre azioni, siano alunni o colleghi precari.

Albavilla, 21 novembre 2015




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